Comune di Città di Castello (PG)

CASE SICURE: DAL TERREMOTO CI SI PUO' DIFENDERE. TUTTE LE OPPORTUNITA' PER MIGLIORARE LA RESISTENZA DEGLI EDIFICI PRIVATI, A PARTIRE DAL SISMABONUS. UN CONVEGNO DEL COMUNE DI CITTA' DI CASTELLO CON ESPERTI E ORDINI PROFESSIONALI

mercoledì 28 giugno 2017
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CASE SICURE: DAL TERREMOTO CI SI PUO' DIFENDERE. TUTTE LE OPPORTUNITA' PER MIGLIORARE LA RESISTENZA DEGLI EDIFICI PRIVATI, A PARTIRE DAL SISMABONUS. UN CONVEGNO DEL COMUNE DI CITTA' DI CASTELLO CON ESPERTI E ORDINI PROFESSIONALI
CAmpanili
13-05-2017 -

 

Modi e opportunità per rendere più sicure le abitazioni private è stato il tempo del convegno promosso dall’Amministrazione comunale di Città di Castello all’Auditorio di Sant’Antonio in collaborazione con gli ordini professionali di architetti, ingegnere, geologi e geometri, anche alla luce del Decreto Delrio che introduce il sismabonus, agevolazioni economiche per ridurre il rischio sismico degli edifici. “Il terremoto innesca una serie di preoccupazioni a livello diffuso, per le quali si chiedono all’Amministrazione risposte definitive che non esistono e soluzioni rapide, altrettanto improponibili” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta, introducendo i lavori, coordinati dall’assessore alla Protezione civile Luciana Bassini, “Sono invece doverose politiche di medio e lungo periodo, che sistematicamente lavorano sulle opportunità finanziarie e sui progetti per adeguare gradualmente ma progressivamente la realtà urbanistica alla realtà sismica. Il comune ha privilegiato le scuole, nel tempo ha redatto strumenti di conoscenza del territorio. Ma la cultura diffusa della prevenzione è la strada maestra, che ogni cittadino deve intraprendere perché ci sono zone in cui le strutture rimangono non adeguate al rischio. Questa conversione del costruito deve essere un percorso comune, attraverso un lavoro che enti pubblici e privati devono portare avanti congiuntamente. Il comune è pronto a fare la sua parte. Sappiamo che il nostro territorio ha un’esposizione sismica e siamo tenuti a prenderne atto in modo razionale, programmando nel tempo”.  Per gli ordini professionali coinvolti sono intervenuti Veronica Benedetti per l’Ordine degli Architetti di Perugia, Paolo Gattini per l’Ordine degli Ingegneri di Perugia, Enzo Tonzani per il Collegio dei Geometri di Perugia, Francesco Brunelli per l’Ordine dei Geologi dell’Umbria. “Prevedere i terremoti non è ancora scientificamente possibile ma lo è prevederne i rischi sulla base delle analisi dei cicli storici” ha detto il sismologo tifernate dell’istituto A. Bina di Perugia Michele Arcaleni, invitando ad assumere anche come privati ogni misura necessaria a rendere le proprie abitazioni migliori dal punto di vista sismica e riconoscendo quanto l’Amministrazione ha compiuto per conoscere la realtà sismica del territorio. “Gli studi ci dicono che i terremoti a Città di Castello si ripetono nell’ordine di 5.8-6 gradi della scala Richter ed hanno alcune caratteristiche dipendenti dal terreno su cui si riverberano. Per questo le conoscenze geofisiche diventano fondamentali per una valutazione del rischio che non può essere contenuta alla tipologia della costruzione ma deve riguardare anche il suolo dove poggia. I concetti di risposta sismica locale, di spettri di risposta sono parametri che influenzano l’azione sismica e che possono rendere molto diversificati gli effetti anche a distanze maggiori dall’epicentro. La convivenza con il terremoto è difficile ma possibile, dobbiamo affrontare il rischio senza ridimensionarlo e senza enfatizzarlo ma soprattutto prendendo tutte le misure possibili per arginarne gli effetti, perché spesso le catastrofi naturali sono catastrofi umane, dovute cioè ad errori compiuti dall’intervento dell’uomo”.

“Prevenire è meglio che curare”, Antonio Borri, membro della Commissione Grandi Rischi e docente di Scienza delle costruzioni all’Università di Perugia ha scelto questo slogan perché “se la frase può sembrare banale, tuttavia rappresenta la realtà dei fatti, anche per quanto riguarda il rischio sismico. Per molte costruzioni italiane si ha una negativa combinazione tra un’alta vulnerabilità degli edifici, una elevata pericolosità sismica locale e una forte esposizione, in termini di numero di persone coinvolte. Tale situazione ha portato a perdite gravissime, sia in termini di vite umane che dal punto di vista economico. Basti ricordare come negli ultimi 50 anni le emergenze del terremoto hanno pesato sul bilancio dello Stato per circa 130 miliardi di euro (più quelli relativi al sisma del 2016) con perdite di vite umane stimabili, per lo stesso periodo, in più di 5.000 vittime.

Fare prevenzione, per chi abita in zone a rischio, è il modo migliore per limitare i possibili danni a se stessi, ai propri cari e alle proprie cose. Con lo strumento del cosiddetto Sismabonus, c’è ora la possibilità di farlo utilizzando, per la maggior parte, risorse messe dallo Stato. Infatti, lo scorso 28 febbraio è stato emanato un decreto che stabilisce le regole per fare la classificazione sismica degli edifici esistenti e, con essa, si definiscono i modi per accedere allo sconto fiscale per interventi di questo tipo.

Se a questa opportunità si potranno aggiungere ulteriori incentivi di carattere locale, attraverso iniziative comunali e regionali, si metteranno in moto quegli interventi capaci di ridurre in modo consistente le perdite. È una occasione importante ed utile per tutti”.

“La prevenzione sismica è un tema che torna di attualità ogni qualvolta si verifica un evento calamitoso che assieme a lutti e disastri innesca polemiche su cosa si poteva fare e non si è fatto e sulla necessità di elaborare un serio piano d’intervento per mettere in sicurezza gli edifici più vulnerabili, in gran parte costituiti dall’edilizia storica” ha detto l’ingegnere Giovanni Cangi, esperto nel recupero nell’edilizia storica “Questa volta sembra che ci si sia muovendo nella giusta direzione, con il provvedimento legislativo che va sotto la denominazione di “sisma bonus”, teso a favorire interventi di consolidamento degli edifici esistenti in zona sismica attraverso consistenti sgravi fiscali. Il provvedimento offre la possibilità di recuperare fino all’85% della somma investita, nell’arco di cinque anni. Recupero possibile solo se si eseguono interventi in grado di ridurre realmente la classe di rischio sismico della costruzione. Le procedure da seguire nella redazione dei progetti hanno un diverso livello di complessità in funzione del tipo d’intervento e comunque per l’edilizia storica è possibile seguire un procedimento semplificato, affidato ad una diagnostica speditiva che si traduce in interventi già sperimentati in passato e di provata efficacia. Il convegno, pertanto, costituisce l’occasione per riflettere sulle problematiche tecniche legate a questo tema, attraverso un viaggio nel mondo delle murature utile ad indirizzare l’attività di rilievo, la ricerca delle carenze strutturali e la lettura dello stato di danno delle costruzioni, su un percorso di conoscenza finalizzato alla definizione degli interventi più adatti da adottare di caso in caso. Merita ricordare che Città di Castello vanta una tradizione costruttiva antisismica che dovrebbe essere rivalutata, per proporre tecniche di consolidamento innovative, ma rispettose del costruito storico locale. Il riferimento va anche alle soluzioni proposte e illustrate nel Manuale del Recupero, frutto dell’esperienza maturata nell’ambito del Laboratorio Urbanistico del Centro Storico, attivato dall’Amministrazione Comunale alla fine degli anni ’80”.

 


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