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IL PRESIDENTE DEL SENATO GRASSO A CITTA' DI CASTELLO PER IL CENTENARIO DI LEOPOLDO FRANCHETTI. TEATRO PIENO E UN RINNOVATO IMPEGNO PER LA LEGALITA' IN NOME DEL BARONE

giovedì 23 novembre 2017
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IL PRESIDENTE DEL SENATO GRASSO A CITTA' DI CASTELLO PER IL CENTENARIO DI LEOPOLDO FRANCHETTI. TEATRO PIENO E UN RINNOVATO IMPEGNO PER LA LEGALITA' IN NOME DEL BARONE
CAmpanili
23-10-2017 -

 

Pietro Grasso, presidente del Senato, ha simbolicamente aperto a Città di Castello il Centenario di Leopoldo Franchetti, in vista dell’inaugurazione ufficiale del prossimo 4 novembre. Ad accogliere la seconda carica istituzionale dello Stato, un Teatro degli Illuminati gremito di cittadini, che hanno assistito alla lectio magistralis di Grasso su "Franchetti, il Mezzogiorno e la mafia”, arricchendo le molte dimensione dell’impegno del barone alla sua vicenda parlamentare e alla scoperta della “Questione meridionale”. Un collegamento ideale in nome della legalità ad altri e più contemporanei eroi civili, come Piersanti Mattarella o Giovanni Falcone, protagonisti del libro “Storie di sangue fantasmi ed amici” in cui il presidente Grasso, allora Procuratore della Direzione nazionale Antimafia, ricostruisce le tappe della lotta alla mafia, dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio.

 

“La giornata di oggi ha lo scopo significativo di ripercorrere la vita e l'attività di Leopoldo Franchetti, uno studioso e un uomo politico capace di riflettere sulla realtà del suo tempo in modo non ideologico, e di esplorarne gli aspetti più complessi di un fenomeno contro cui ancora combattiamo” ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, parlando dal palco del Teatro degli Illuminati.

“Della mafia Leopoldo Franchetti seppe cogliere alcuni aspetti caratteristici: l’esercizio dell’influenza attraverso le relazioni d’interesse con ogni settore della società, il potere intimidatorio. Questi elementi erano veri allora come lo sono oggi, pur in un contesto così diverso e di fronte a una mafia contemporanea che è transnazionale.  Conosciamo il grado di infiltrazione della mafia negli apparati pubblici. Conosciamo la sua capacità di condizionare il sistema produttivo e controllare il mondo del lavoro, di bloccare lo sviluppo economico e culturale del paese, di limitare il pieno sviluppo dei principi democratici sanciti dalla Costituzione, di cui peraltro festeggeremo tra poco più di due mesi il settantesimo anniversario. Oggi come allora la responsabilità di combattere e affrontare un fenomeno così grave è di ognuno di noi, e in particolare di chi ricopre cariche pubbliche.

 

 

“Siamo onorati di ospitare il presidente Grasso in occasione del Centenario franchettiano” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta “perché la sua visita  nasce nel nome di quella classe dirigente che, agli albori dell’Unità, pose la prima pietra civile verso la costruzione di uno stato democratico e libero. Il cammino verso l’Italia repubblicana sarebbe stato ancora lungo e irto di difficoltà ma Leopoldo Franchetti seppe cogliere le criticità ed i nodi strutturali che lo Stato avrebbe dovuto affrontare: da un lato gli squilibri economici e culturali; dall’altro la mafia. La grande dignità morale che la figura di Franchetti incarna e il preciso impegno per la legalità da lui testimoniato a partire dall' Inchiesta in Sicilia del 1876 hanno fatto sì che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, conferisse la medaglia d'oro al programma delle Celebrazioni del Centenario in onore di Leopoldo Franchetti, che ci apprestiamo ad inaugurare. Per me e per tutta l'amministrazione comunale di Città di Castello tale riconoscimento rappresenta un onore senza pari ed è uno stimolo molto forte a proseguire in quel cammino nella legalità che Leopoldo Franchetti ha saputo aprire con la sua attenzione puntigliosa verso ogni manifestazione sociale e politica della comunità locale compromessa e minacciata dagli interessi delle fazioni e dei clan malavitosi.  Alla modernizzazione dello Stato e della società deve in ogni caso accompagnarsi - e questa è la grande lezione di Franchetti – la crescita della coscienza personale, da parte  di ognuno di noi, che ci permetta di agire al di fuori di ogni condizionamento, così da consentirci di riconoscere nelle leggi il fondamento di ogni giustizia e la tutela, fondata sull'autorità statale, di ogni diritto, del singolo e della comunità”.

 

 

“Insieme al presidente Grasso, ricordiamo nell’imminenza del Centenario a lui dedicato, una figura di intellettuale, di uomo politico e di mecenate ma soprattutto raccogliere una eredità che è ragione di riflessione e di impegno culturale e civile” ha detto il presidente della Fondazione Hallgarten-Franchetti Angelo Capecci “La sua eredità è morale e materiale a Città di Castello, dove ha lasciato esperienze in campo pedagogico, formativo e economico ancora operanti, una villa monumentale, divenuta parte integrante del panorama, un laboratorio tessile di grande pregio artistico e soprattutto il Metodo di Maria Montessori, che qui ebbe la sua prima sperimentazione nelle scuole rurali di Montesca e Rovigliano. Oggi la Montesca è luogo dove prosegue l’ideale tradizione educativa di Leopoldo e della moglie Alice anche attraverso una importante rete europea di collaborazioni. Ma ripensando alla eredità di Franchetti è doveroso soprattutto oggi ripensare alla lotta per la legalità e per la promozione civile del nostro paese che ha sostanziato tutto il suo impegno politico ed intellettuale.  Anche per questo  partecipazione  di Pietro Grasso è occasione davvero “unica” per dare  alla celebrazione del centenario, un memento forte dei valori della legalità, del senso dello stato e delle istituzione democratiche che il barone  Franchetti la cui difesa in un momento crisi dello stato unitario e di una  intera classe dirigente (a cui pure in qualche modo apparteneva) ha sempre tenacemente e qualche volta provocatoriamente difeso. La presenza del Presidente del Senato, resa possibile dall’interessamento dell’onorevole Walter Verini, insieme il conferimento della medaglia del Presidente della Repubblica alla nostra Fondazione, sicuramente rappresenta un alto riconoscimento della dignità civile e patriottica della memoria del barone Franchetti”.

 

“La giornata di oggi ha lo scopo significativo di ripercorrere la vita e l'attività di Leopoldo Franchetti, uno studioso e un uomo politico capace di riflettere sulla realtà del suo tempo in modo non ideologico, e di esplorarne gli aspetti più complessi di un fenomeno contro cui ancora combattiamo” ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, parlando dal palco del Teatro degli Illuminati.

“Della mafia seppe cogliere alcuni aspetti caratteristici: l’esercizio dell’influenza attraverso le relazioni d’interesse con ogni settore della società, il potere intimidatorio. Questi elementi erano veri allora come lo sono oggi, pur in un contesto così diverso e di fronte a una mafia contemporanea che è transnazionale.  Conosciamo il grado di infiltrazione della mafia negli apparati pubblici. Conosciamo la sua capacità di condizionare il sistema produttivo e controllare il mondo del lavoro, di bloccare lo sviluppo economico e culturale del paese, di limitare il pieno sviluppo dei principi democratici sanciti dalla Costituzione, di cui peraltro festeggeremo tra poco più di due mesi il settantesimo anniversario. Oggi come allora la responsabilità di combattere e affrontare un fenomeno così grave è di ognuno di noi, e in particolare di chi ricopre cariche pubbliche. A questo ho dedicato la mia attività di magistrato e su questo ho sempre basato il mio convincimento e la mia azione a servizio dello Stato. Seppure alcune misure oggi ritenute di primaria importanza, come la confisca dei beni, non siano presenti nell’elenco proposto da Franchetti, le sue proposte operative continuano ad essere di estrema attualità anche per combattere l'attuale natura del fenomeno mafioso. Molto efficace e suggestiva è la similitudine della goccia d'olio che cade sopra il marmo e rimanendone separata si può facilmente asciugare, ma se cade sopra un pezzo di carta si compenetra talmente nella materia da divenire una cosa sola, difficile da eliminare. In Sicilia se non si riesce a sopprimere i mafiosi appena comparsi, l'autorità troverà dinanzi a sé tutta un'organizzazione sociale e per estrarre dalla società l'umore malsano ha necessità di un'energia e di un'abilità eccezionali. Da questa analisi è chiara l'eccezionalità dell'opera di Falcone e Borsellino rispetto a questa missione così difficile”.

 

 


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