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INAUGURATO IL CENETANRIO FRANCHETTIANO. PRESENTATO IL PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE

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INAUGURATO IL CENETANRIO FRANCHETTIANO. PRESENTATO IL PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE
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04-11-2017 -


Introdotto dall’Inno di Mameli (suonato da Roberto Mercati e intonato da Cristina Tirigalli), si è aperto oggi, nella Sala del Consiglio comunale di Città di Castello, il Centenario franchettiano, in memoria dei cento anni dalla morte del barone e senatore Leopoldo Franchetti, avvenuta il 4 novembre del 1917. Esposto, oltre al manifesto ufficiale del Centenario, il manifesto funebre affisso dal Comune in quel lontano giorno del 1917, in cui si sottolineano le straordinarie doti umane e l’attaccamento alla patria: “Uomini del cuore e della tempra del barone sono rarissimi, la sua opera fu illuminata e generosamente benefica”. 
“Con grande soddisfazione diamo ufficialmente inizio al Centenario” ha detto il sindaco tifernate Luciano Bacchetta “ Quando parliamo del barone parliamo anche della moglie, due figure che hanno caratterizzato il ventesimo secolo a Città di Castello; nessuno ha lasciato un’impronta così significativa. Era un liberale e un rivoluzionario vero, non a parole ma con i fatti, aprendo la strada all’emancipazione femminile attraverso Tela Umbra e ad un’organizzazione sociale ed economica più democratica, di cui ci racconta la volontà testamentaria di lasciare le sue terre ai contadini. A noi sta il compito di conservare il patrimonio che ci ha affidato e di proseguire nel solco dello spirito di progresso che ha informato la sua attività, con un respiro nazionale, che anche il presidente del Senato Grasso ha riconosciuto”. 
 
Massimiliano Marianelli, docente dell’Università di Perugia, ha portato il saluto del Rettore, “che teneva ad essere presente. Davvero il barone fu una persona che ha accompagnato Città di Castello nel XX secolo e lo ha fatto in sodalizio con la moglie, attraverso un rapporto anche privato di grande modernità. Sarebbe importante lavorare con l’Università ad un progetto che colga e approfondisca tali aspetti di questa straordinaria vicenda biografica”. Pasquale La Gala, presidente di Tela Umbra, ha detto che “nell’avvicinarsi del Centenario, abbiamo pensato a qualcosa che richiamasse i baroni e l’abbiamo trovata nella carrozza, con cui scendevano da Villa Montesca fino a Città di Castello. Nonostante fosse in pessime condizioni siamo quasi riusciti a restaurarla e la presenteremo presto ai tifernati. Il barone amava questa città e l’Italia, così tanto che non ha retto per il dolore di Caporetto. I tifernati devono ricordarlo nella maniera più idonea. Franchetti ha fatto cose eccezionali: donare le terre ai contadini, dare un’istruzione ai bambini poveri, un lavoro alle donne”. 
 
Leopoldo Franchetti è stato presentato dal Mario Tosti, presidente di Isuc, l’Istituto di storia umbra contemporanea. “Il barone nasce alla vigilia di un era nuova: nel 1847. Da quell’anno in poi le riforme accelerano e le masse entrano nella storia, come protagoniste al posto della borghesia. Dopo la Breccia di Porta Pia, Franchetti a 23 anni, si sentì cittadino del nuovo stato, alla cui costruzione aveva contribuito partecipando alla terza guerra di Indipendenza. Insieme a lui, anche nel progetto di pubblicare la rivista Rassegna settimanale, Sidney Sonnino, Fortunato, Villari ed altri padri del riformismo italiano. Franchetti è descritto nei saggi ma non ha una biografia critica. La fonte più attendibile è il racconto del suo amico Zanotti Bianco, influenzato dall’affetto. Perché questo uomo non ha suscitato interesse? In primo luogo la dispersione della sua corrispondenza, un carattere burbero, il suicidio legato ad una data che tutti volevano rimuovere, Caporetto, il suo stesso testamento, contestato per la donazione delle terre ai contadini, era un esempio da non imitare, alla vigilia delle tensioni sociali che portarono al biennio rosso. Auspichiamo che lo studio che sta conducendo Luciana Buseghin possa colmare queste lacune. Proveniva da commercianti e bancari fiorentini e studiò a Pisa. Si formò con Tocqueville, viaggiò per l’Europa, assistendo ai ultimi giorni della Comune di Parigi e da quella esperienza trasse le sue convinzioni a proposito di un governo forte, che non desse spazio a movimenti autodistruttivi. Aderì alla Destra storica, il cui stile politico era il paternalismo anche nella direzione dello stato, inaugurando una commistione tra le due sfere che sarebbe stata penalizzante in futuro. Franchetti si trovò ad osservare il brigantaggio e la guerra civile da cui uscì sconfitto, insieme alle istanze delle classi sociali povere del Mezzogiorno, legate all’organizzazione agraria. Nel1872 Franchetti sull’ordinamento dei comuni rurali: rappresentanza politica, organismo e forme rappresentative diventano i poli della sua riflessione anche a proposito della tirannia della maggioranza. Il giovane stato italiano era troppo accentrato e ruotava sui territori intorno al prefetto, referente dell’ordine pubblico ma anche la vita associativa con ingerenze sugli enti locali. Franchetti punta ad un’organizzazione liberale europea, una democrazia economica. Nel 1874 viaggiò nel Meridione dove lo Stato aveva solo mostrato la faccia repressiva, permettendo ai proprietari terrieri di diventare i padroni di quei territori. C’era violenza privata, povertà, superstizione, arretratezza: Franchetti si pose il problema del progresso ma non dell’allargamento del consenso. La sua indagine fece scuola anche dal punto di vista scientifico nel campo della ricerca sociale. Rispetto alla mafia, come ha ricordato anche il presidente Grasso, ci fu una lettura all’interno della diffusa violenza privata, configurandola già allora come uno Stato parallelo, che ha illegalmente garantiva giustizia e protezione. Franchetti arriva a Città di Castello, dopo il fallimento della Rassegna settimanale, con il fratello amministra i terreni a Montesca e Rivogliano. In Parlamento è un liberale moderato, soprattutto dopo i moti di fine secolo, quando va all’opposizione. In questi anni la sua battaglia sarà per il suffragio universale maschile con venature però nazionalistiche. L’evoluzione del clima politico, che porterà alla prima guerra mondiale, la morte della moglie sono elementi che lo accompagnano alla fine della sua vita. Rimane l’attualità della sua azione politica fondata su quattro priorità: istruzione, legalità, partecipazione e stato democratico”. 
 
L’apertura del Centenario è stata occasione anche per declinare il programma di iniziative che lo celebreranno: Michele Bettarelli, vicesindaco e assessore alla Cultura, ha ricordato le molte manifestazioni che hanno contribuito ad introdurre nell’atmosfera dei baroni e della ricorrenza: “Il Centenario inizia oggi ed è già un evento corale: oltre 50 associazioni sono state coinvolte negli eventi e circa 5000 tifernati a vario titolo hanno preso parte alle anteprime in onore di Leopoldo ed Alice Franchetti, contrassegnate dalla Medaglia del Presidente della Repubblica e dalla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso a Città di Castello. L’annuso filatelico di Poste Italiane, rappresentate dal direttore dell’Ufficio di Città di Castello Rossano Gili, sono un sigillo nazionale all’importanza del Centenario su scala nazionale, riconoscimenti di cui andiamo fieri per un personaggio, che già i contemporanei vissero come una risorsa storica. Voglio ringraziare tutti i soggetti che collaboreranno mantenendo il tributo al barone sullo stesso equilibrio da lui osservato nella sua vicenda terrena, tra aderenza alle esigenze reale dei territori e prospettiva generale”.  
 
Ad illustrare il programma è stato Angelo Capecci, presidente della fondazione Hallgarten-Franchetti Centro Studi Villa Montesca: “sarà ispirato a cogliere l’eredità dei Franchetti come una sfida. Cominceremo a febbraio con un seminario insieme alla Soprintendenza sul ritorno della memoria a Città di Castello in riferimento all’archivio e alla biblioteca dell’Opera Pia regina Margherita di Roma. A Marzo uno degli eventi centrali: la due giorni sull’universo franchettiano. Un convegno, di cui pubblicheremo gli atti, dedicato all’opera di Leopoldo ed Alice, fino alla politica e alle politiche economiche agrarie; ad aprile un approfondimento sul Parco, a maggio si parlerà di Tela Umbra, artigianato artistico e tessitura e di Meridionalismo; a giugno è previsto un convegno sulle classi dirigenti italiane e l’attesa presentazione delle Lettere inedite del barone. Tra le iniziative collaterali, ancora da svolgere, il progetto di digitalizzazione dell’Archivio delle scuole rurali e la proposta di inserimento dell’Archivio nelle liste delle Memorie del mondo dell’Unesco, un incontro sullo storytelling del Meridione con lo scrittore Maurizio De Giovanni, ed il restauro della carrozza. A Perugia è prevista la presentazione del Dizionario Bibliografico Multimediale dei parlamentari Umbri tra 1851 e 1946 a cura di Isuc. Tra le pubblicazioni del Centenario, l’e-book multimediale per le scuole con materiali e audiovisivi per la diffusione della conoscenza della figura dei baroni e della loro eredità”. 
 (ALLEGATE FOTO)

 


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