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L'ARCHIVIO DI PINO PANNACCI IN UN VOLUME: DA PAESE A CITTÀ, LA MATRICE DEL RIFORMISMO TIFERNATE. SCELTE E MEMORIE DELL'EX SINDACO NELLA PRESENTAZIONE UFFICIALE IN CONSIGLIO COMUNALE
pannacci
24.09.2018 -


 
 
 
 
 
 

“Città di Castello: da paese a città”: se questo è lo slogan che per cui rimane famoso tra i tifernati, Pino Pannacci, sindaco di Città di Castello negli anni Ottanta, fu anche testimone e protagonista della storia locale, come dimostra il volume “Giuseppe, Pino, Pannacci, (1925-2015). Materiali per una biografia tra utopie e concretezze”, che, a tre anni dalla scomparsa, è stato presentato nella Sala del Consiglio comunale di Città di Castello. La pubblicazione associa la ricostruzione biografia della vicenda di Pino Pannacci all’indice del suo archivio personale e storico, che il figlio Gianfranco ha inventariato, con l' aiuto dell’archivista Gianluca D’Elia, e la Sovrintendenza ai beni archivistici dell' Umbria e delle Marche, riconoscendone nel 2016 l’interesse storico culturale, ha edito nella collana Segni di Civiltà.
 
“Delle molte stagioni politiche, dalla Resistenza in poi, che visse da protagonista quella amministrativa la vide come uno dei primi esponenti a sperimentare, praticare una cultura riformista dentro istituzioni ancora impregnate di un approccio ideologico all’azione di governo. Pino Pannacci non visse di amministrazione ma di progetti” ha detto il figlio Gianfranco Pannacci “Molti li ha realizzati, molti altri hanno trovato difficoltà, negli uomini e nelle idee, ad impattare la realtà come avrebbe voluto. Era comunque convinto che potessero servire a chi interroga la storia per chiederle di accompagnare il presente e il futuro di una progettualità che non potrà e dovrà venir meno. La presentazione di oggi è una cerimonia laica di ricordo. Per me, di un padre. Per gli altri, di un concittadino che, comunque la si pensi, ha speso la sua vita nell' amore per la sua città”.
 
“Oggi poniamo a disposizione della comunità l’archivio di Pino Pannacci ed è un atto doveroso per la ricchezza di documenti e di spunti che offrirà a studiosi ed amministratori su uno snodo focale della storia cittadina” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta “la vicenda di Pino infatti attraversa un periodo di transizione, di riposizionamento delle classi dirigenti se non dei referenti sociali che li hanno sostenuti. In questo frangente l’azione politica ed amministrativa del sindaco Pannacci si caratterizza per un’idea di città dinamica, nella quale avessero un ruolo e un posto del tutto speciali i portatori di esigenze nuove e di mentalità nuove. Mantenere una frontiera programmatica sempre aperta fu la forza del sindaco Pannacci ed anche un elemento di permanente dialettica nei rapporti partitici ed istituzionali”.
Il volume ospita l' inventario dell’archivio e una serie di interventi di memoria da parte di alcuni tra coloro che hanno condiviso, direttamente o indirettamente, i vari ambiti in cui si è espresso il suo impegno politico e civile. Sono questi i “materiali” di cui parla il titolo nei quali, da prospettive diverse, emerge una prima ricostruzione, orale, su campo, degli anni centrali della biografia pubblica di Pino Pannacci. In particolare Pietro Barrera, docente universitario di diritto Amministrativo e Pubblico, Alessandro Bracchini, architetto, amministratore, che visse con Pannacci la nascita della Fiera delle Utopie concrete, Lorenzo Fiorucci, storico e critico d’arte,con un contributo sulla politica culturale, Antonio Guerrini, direttore del mensile “L’Altrapagina”, Maria Patrizia Lorenzetti, psichiatra, sull’impegno anticipatore della riforma Basaglia, il presidente dell’Anpi Anna Maria Pacciarini sull’esperienza nella divisione Cremona, Mario Agostino Pazzaglia, docente della Scuola superiore del Ministero dell’Interno, sull’impostazione ideale dell’azione politica di Pannacci. Il coordinatore dell’Agenzia delle Utopie concrete Kar Ludwing Schibel affronta quella stagione, definendolo “visionario pragmatico”, il parlamentare Walter Verini preferisce “fedele alla linea ma non conformista”, mentre il giornalista Massimo Zangarelli, che ha moderato l’iniziativa di presentazione, ha approfondito le scelte compiute durante i suoi mandati da sindaco. Nel libro, arricchito da un significativo apparato fotografico e documentale, è contenuta una biografia che precede e introduce l’inventario dell’archivio. Cinque fascicoli di documenti personali, 70 di corrispondenza, 100 dedicati all’attività politica e altrettanti a quella amministrativa. Un importante serbatoio di notizie è la sezione relativa alla questione psichiatrica, ai suoi scritti e alla stagione di Coerenza riformatrice.
 
Proprio all’impegno per una nuova psichiatria è dedicata una menzione speciale di Sabrina Mingarelli, che prefa il volume come Soprintendente archivistico e bibliografico dell’Umbria e delle Marche: “Nei 40 anni dalla legge Basaglia, l’archivio Pannacci offre uno spaccato originale di riflessione attraversato dalla passione e dal grande senso di responsabilità che sembrano essere il filo rosso della eterogenea documentazione ora fruibile per dare a quegli anni una sistemazione storica maggiormente esaustiva”.
 
L’archivio sarà conservato e consultabile presso l’Istituto di storia politica e sociale di Città di Castello Venanzio Gabriotti, presieduto da Alvaro Tacchini: “questo materiale va ad inserirsi in un variegato e considerevole patrimonio, rendendolo ancora più articolato e rappresentativo”.
 
Gianluca d’Elia, curatore materiale dell’archivio ha invece illustrato le caratteristiche del lascito, “che spazia dal 1943 al 2015 e tracciato la sintetica ma pregnante biografia di Pino Pannacci che le carte suggeriscono”.
 
Il parlamentare Walter Verini, che visse da dirigente locale, la stagione politico amministrativa di Pannacci in un messaggio ne ha ricordato la potenza anticipatrice: “Tante idee e stimoli di conservano ancora una straordinaria attualità, la "questione morale" ad esempio. Pino Pannacci credette nel Partito Democratico. Anche questa sua scelta dimostra come la sua vita, certo con i limiti e gli errori di una generazione di comunisti italiani, sia stata quella di una personalità della Sinistra migliore. Quella che non guarda la realtà dal buco della serratura. Ma prova a cambiarla in meglio, innanzitutto a favore di chi è più debole, di chi è più fragile”.
 
Per Alberto Stramaccioni, ex-parlamentare, ora docente universitario, che firma la presentazione, “Sarebbe oggi storicamente riduttivo, riproporre sia da parte dei detrattori che degli apologeti un giudizio inevitabilmente inficiato dall’influenza del presente politico. Pannacci è stato un dirigente politico, fors’anche contraddittorio o addirittura conformista, negli anni dello stalinismo, fedele alla disciplina i partito come lo sono stati quelli della sua generazione. Questo volume fornisce materiali per una più approfondita ricostruzione storico-biografica, di Pino Pannacci e per aiutarci a capire attraverso di lui qualcosa di più del nostro passato.
 

 


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