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LA FILIERA DEL LUPPOLO MADE IN ITALY PER LA BIRRA DI "BANDIERA" A CHILOMETRI ZERO - PRESENTATO IL PRIMO PROGETTO A LIVELLO NAZIONALE CHE PREVEDE UN PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO

domenica 22 ottobre 2017
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LA FILIERA DEL LUPPOLO MADE IN ITALY PER LA BIRRA DI "BANDIERA" A CHILOMETRI ZERO - PRESENTATO IL PRIMO PROGETTO A LIVELLO NAZIONALE CHE PREVEDE UN PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO
CAmpanili
24-09-2016 -

Dalla coltivazione al “boccale”: la filiera del luppolo made in Italy per una birra di “bandiera” a chilometri zero. In altotevere ed in tutta la regione entro breve tempo potrebbe prendere il via un innovativo progetto, il primo a livello nazionale, che punta sulla coltura del luppolo a 360 gradi attraverso sinergie istituzionali (ministero delle politiche agricole, regione, enti locali, Univerità, Cnr, Parco Tecnologico 3A) e di privati, Aboca spa (azienda leader a livello mondiale nella produzione di piante medicinali), Agricooper, una delle più importanti cooperative agricole della regione, Penna tartufi, associazioni di categoria, di ricerca ed innovazione tecnologica nel comparto agro-alimentare fino al settore delle macchine e utensili per l’agricoltura. Il progetto ambizioso, che, entro tre anni, questo è il termine temporale che si sono prefissati gli attori di questo “partenariato verde”, potrebbe preludere alla prima vera e propria birra “nazionale”, è stato illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa presso la sala dei Fasti di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, alla presenza del vice-sindaco di Città di Castello, Michele Bettarelli, del Presidente dell’Associazione “Pro-Bio” (Produttori biologici umbri), Luca Stalteri, del responsabile Relazioni Istituzionali, “Fonderie Digitali”, Stefano Fancelli e del project manager, Franco Sediari. “Le ragioni di questa sfida di innovazione nascono in primo luogo dalla significativa crescita del settore di produzione della birra, trainato dal movimento entusiasmante dei birrifici artigianali, con risultati di eccellenza per quanto riguarda innovazione, qualità di prodotto e di processo, sostenibilità ambientale. Di tutte le materie prime che compongono il prodotto finito una sola è ad oggi di totale provenienza straniera, il luppolo, con oltre 3100 tonnellate di prodotto trasformato che viene importato in massima parte dalla Germania. Le caratteristiche pedoclimatiche di produzione del luppolo lo collocano tra il 35° e il 55° parallelo, l'Italia è quindi una terra di elezione per la produzione di luppolo di qualità. Ma per ragioni storiche e di chiusura del mercato, fino ad oggi è assente una gamma di luppoli che siano di origine italiana.” E’ quanto hanno dichiarato Stefano Fancelli e Luca Stalteri nel presentare il progetto  ricordando come le “istituzioni nazionali e regionali hanno recentemente deciso di prevedere strumenti concreti di sostegno alla nascita e allo sviluppo di questa filiera. Il “collegato agricolo” contiene disposizioni a favore della filiera del luppolo, con cui Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, intende  favorire il miglioramento delle condizioni di produzione, trasformazione e commercializzazione nel settore del luppolo e dei suoi derivati. Nello stesso Programma di Sviluppo rurale della Regione dell'Umbria – hanno proseguito Fancelli e Stalteri - è stata introdotta la coltura del Luppolo e misure concrete di sostegno e di promozione della Filiera della Birra”. “Nei prossimi mesi saranno disponibili i primi 200 ettari di produzione sperimentale da distribuire tra le Regioni italiane: le realtà territoriali più concretamente organizzate potranno richiedere una quota significativa di questa superficie.” Il progetto prevede di sperimentare la produzione del Luppolo convenzionale, biologico e Indoor e si candiderà ad essere selezionato nel percorso della Misura 16 del PSR della Regione Umbria che sostiene la cooperazione per innovare l'agricoltura umbra. “La collaborazione con il CERB, Centro di Eccellenza di Ricerca sulla Birra, con il professor Perretti dell'Università di Perugia – hanno concluso - ci consente di costruire un pedrcorso di alta qualità e fortemente competitivo nel panorama nazionale.” “Un progetto importante che fa dell’altotevere e dell’Umbria – ha precisato il vice-sindaco di Città di Castello, Michele Bettarelli - un laboratorio nazionale per la ricerca e sperimentazione di una nuova coltura che prevede tra l’altro il coinvolgimento delle scuole come l'Istituto Agrario Patrizi di Città di Castello e altre partenrship tecnico scientifiche di qualità”. Ci sarà anche un forte contributo anche Parco Tecnologico agroalimentare dell’Umbria 3A. Il luppolo richiede tecniche colturali articolate, complesse che ne fanno una vera e propria coltura industriale. Prevede infatti un'efficiente e continua gestione delle acque per l'irrigazione, la gestione coordinata e puntuale degli interventi fito sanitari, la gestione e manutenzione degli impianti di coltivazione, fino alla complessità della raccolta, che prevede una campagna  labour intensive e dotata di macchinari, e ancora di più nella conservazione e trasformazione, per essiccazione a calore, o trasformazione in pellet o in essenza. Ma sulla base di un'analisi comparativa puntuale delle tecniche colturali e della complessiva operatività delle aziende del territorio con le filiere estere di produzione del Luppolo è emersa una  fisionomia molto simile della coltivazione del Luppolo con la coltivazione del tabacco. “Appare possibile e molto vantaggioso in termini competitivi affiancare ed integrare le due colture, il Luppolo e il Tabacco – hanno concluso Stefano Fancelli e Luca Stalteri – il luppolo ha una potenzialità di alta resa economica ad ettaro e di politiche di sostegno che sono pari o superiori a quelle del Tabacco, mentre una progettazione innovativa della filiera di produzione del Luppolo potrebbe assicurare una riduzione dei costi utile a garantire un'alta redditività alle aziende e una decisiva competitività del prodotto sul mercato globale”.

 


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