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IL SERVIZIO IDRICO VA MIGLIORATO, TUTTI D'ACCORDO MA LA MOZIONE DI CASTELLO CAMBIA NON PASSA

lunedì 20 novembre 2017
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IL SERVIZIO IDRICO VA MIGLIORATO, TUTTI D'ACCORDO MA LA MOZIONE DI CASTELLO CAMBIA NON PASSA
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22-03-2017 -





[Ancora] Nessun distinguo del consiglio comunale di Città di Castello sul fatto che il servizio di Umbracque debba migliorare le tariffe, l’efficienza della rete e prolungare l’apertura dello Sportello; tuttavia la convergenza di maggioranza e minoranza sulla mozione presentata da Castello Cambia non si è verificata. Il dibattito sul documento era stato interrotto nella seduta precedente per un alterco tra il capogruppo di Forza Italia Cesare Sassolini e il consigliere PD Luciano Tavernelli; è ripreso nella seduta di lunedì 20 marzo, smaltiti gli atti in sospeso. La mozione originaria di Castello Cambia sinteticamente proponeva “un consiglio aperto ai comuni alto tiberini dell’At1 su Umbracque, evidenziava carenze del servizio e di comunicazione, il caro-bollette, investimenti insufficienti e l’acquiescenza delle istituzioni davanti a questo quadro”. Ma nel frattempo il dibattito sul Servizio Idrico Integrato a Città di Castello si è arricchito di quanto i vertici di Umbracque, auditi in commissione nei giorni scorsi, hanno prospettato: “due milioni di investimenti sulla rete nel triennio, apertura dello sportello per undici ore, completamento del potabilizzatore di Citerna, congelamento delle bollette per i pozzi privati ma anche restituzione dei debito ai comuni e innalzamento del fondo di solidarietà” ha ricordato Massimo Minciotti (Pd), presidente della commissione Programmazione economica, convocata congiuntamente alla Commissione Servizi, presieduta da Giovanni Procelli (La Sinistra). “Investimenti per acquedotto e fognature ci sono ma ogni volta che vengono richiesti hanno ripercussioni sul costo per i cittadini. I ritardi nelle bollette sono dovuti alla meccanizzazione del servizio e per importi ingenti è già prevista una rateizzazione. Ma Umbracque non è abolibile”. Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che “da un lato c’è un problema del servizio e dall’altro di governance. Investimenti e manutenzioni finiscono in tariffa, incrementandola oltre il tasso di inflazione. Sono per una gestione totalmente pubblica perché chi gestisce il pubblico ha una responsabilità diretta ed immediata. Oggi la Regione Umbria vende ai privati a meno di un centesimo un litro di acqua della fonte Rocchetta che troviamo sugli scaffali del supermercato a 35 centesimi. L’acqua è un bene primario, non può diventare un bene di lusso. Città di Castello, percentualmente secondo socio dell’Ati1 dopo Perugia, deve avere la forza di tentare questo percorso di cambiamento”. Per Nicola Morini, capogruppo di Tiferno Insieme: “Il guasto che ha tolto acqua al centro storico per 36 ore è stato la punta dell’icerberg, rivelando una serie di disservizi, che creano disagio a migliaia di persone non solo qualche decina. Le inefficienze del sistema idrico mettono in difficoltà le imprese e gli agriturismi. I cittadini sono vessati da procedure per servizi di cui non usufruiscono come la depurazione. Il consiglio comunale deve trovare la forza di un accordo su una serie di richieste condivise. Luca Secondi, assessore ai Lavori Pubblici, ha dichiarato “Oggi è l’Autorità nazionale per energia elettrica gas e sistema idrico che definisce la tariffa anche sulla base degli interventi. Questo meccanismo rallenta e non aiuta gli investimenti e la manutenzione. I disagi registrati a febbraio sono originato da questa carenza. La politica deve determinare gli obiettivi, dobbiamo pretendere dal gestore una politica di investimenti nella manutenzione. Teniamo a posto la rete che abbiamo. Il rapporto con i cittadini è centrale per rafforzare il rapporto con il gestore, renderlo più trasparente. L’altro aspetto è la natura pubblicistica del gestore: ho qualche dubbio sugli affidamenti diretti. Un gestore pubblico è potenzialmente migliore ma deve rispondere al principio di concorrenza altrimenti c’è il rischio di carrozzone.  Vincenzo Bucci, capogruppo di Castello Cambia, si è dichiarato “un po’ deluso rispetto alle richieste avanzate: se la politica ha scaricato i problemi sul gestore, Umbriacque li ha scaricati sulla politica”. Ha poi modificato la mozione, introducendo alcuni punti aggiuntivi: ripristinare nel Comune di Città di Castello una struttura tecnico- amministrativa per la manutenzione e lo sportello per il cittadino, estensione del servizio a S. Martin d'Upò, Croce di Ferro, acquedotto Lugnano-Petrelle, rivedere la quota di affitto delle reti che Umbriacque paga al Comune, ricostruire la cartografia delle condotte idriche e fognarie, attivare con urgenza l'impianto di potabilizzazione di Citerna per l'utilizzo dell'acqua di Montedoglio”. Sulla mozione così integrata ha chiesto il voto dell consiglio. Gaetano Zucchini, capogruppo del PD: “Rimangono intatte alcune pregiudiziali sulla qualità del servizio, che va migliorato o implementato. Ci sono forti perplessità su alcuni punti in discussione relativi al bilancio precipitato su manodopera, sistema informatico, esternalizzazioni e aumento tariffario del cinque per cento. C’è attenzione del PD sulla realtà di Umbriacque: siamo il secondo socio ma con il 3 e poco più per cento, siano parte di un Ati con 117mila abitanti e il cui presidente è il nostro sindaco”. Sollevando dubbi sulla redazione della mozione come rimaneggiata, ha proposto la stesura di un nuovo testo su cui confrontarsi: “Ma su quella attuale anche se integrata non ci sentiamo di aderire”. “Dopo l’ampio dibattito in consiglio e commissione” ha premesso il capogruppo del Psi Vittorio Morani “sono emerse alcune novità positive. La mozione va ripresentata con i punti che Castello Cambia ritiene validi, altrimenti voteremo no”. Per Cesare Sassolini, capogruppo di Forza Italia, “chiedo a Bucci di fermarsi un attimo perché tutti gli aspetti migliorativi vanno a ricadere sulle tariffe. I cittadini pagheranno l’acqua pubblica come una bottiglia di acqua minerale. I vertici di Umbracque ci hanno incastrato. Saremo noi a far lievitare i costi per i tifernati e non mi sento di appoggiare questa eventualità”.  Riccardo Augusto Marchetti, capogruppo della Lega Nord, ha ribadito che “servono alcuni correttivi: il primo è lo sportello al posto del numero verde. Le proposte di Bucci sono condivisibili: anche chi mi ha preceduto su questo scranno, Marcello Rigucci, abbiamo sottolineato il debito, oltre 400mila euro, di Umbriacque verso il comune. Con questi soldi potremmo ammortizzare il maggior costo dovuto agli investimenti”. Marco Gasperi, capogruppo del Movimento Cinque Stelle, ha ripreso Minciotti “a fronte di investimenti per 2milioni di euro a Città di Castello, ci sono 2milioni e 9 per il sistema informatico. Perché il nostro sindaco, che come presidente dell’Ati ne ha il potere, non ha mai fatto segnalazioni su aumenti e disservizi? Il libero mercato non c’è ma c’è un monopolio pagato in bolletta dai cittadini. Il fondo sociale di 400mila euro è usato solo per la metà. Iniziamo a ridare questi soldi ai meno abbienti anziché mettere le virgole alla mozione di Castello Cambia. Non votare il documento di Bucci è una scelta politica non procedurale”. Riservandosi di presentare un’ulteriore mozione, Burri ha lasciato in votazione quella in esame, che è stata respinta con undici voti contrari della maggioranza (Pd, Psi), l’astensione di Giovanni Procelli (La Sinistra), i voti a favore di Castello Cambia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Tiferno Insieme, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord.

 

 


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