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AMARCORD TIFERNATE DI DINO MARINELLI: LA PASQUA

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AMARCORD TIFERNATE DI DINO MARINELLI: LA PASQUA
amarcord
12-04-2017 -

 

 

 

 

 

E’ la mattina della domenica delle Palme di tanti anni fa, che si è perso il conto. Tra poco nel vicolo passa “l’acqua santa” per la benedizione delle case. I grandi si passano la voce: “E’ arrivata alla casa Pirazzoli…”, “E’ uscita ora dalla Sinnati…”, “E’ a mezzo vicolo dalla Sunta…”; c’è una strana quiete nel vicolo, un silenzio impastato di tanti bisbigliati rumori… è quasi arrivata. Don Giuseppe Pierangeli, detto “Tabacchino”, con cotta e stola, accompagnato da un chierichetto, sta per entrare nell’ultima casa dell’ultimo vicolo di San Giacomo. Don Giuseppe  - detto “Tabacchino”, perché fuma il sigaro, ha battezzato e cresimato, sposato e raccomandato l’anima di intere generazioni del rione San Giacomo - sale le scale, il fruscio della tonaca fa da sottofondo ad un borbottio, forse una preghiera. Quattro uova, sopra il tavolo della cucina, attendono di essere benedette, assieme, di là nella camera, al rametto di ulivo, posato al centro del letto, sopra una coperta dal vivace color giallo. Questa coperta, quasi nuova, è visibile solo due volte all’anno: sopra il letto quando viene l’acqua santa e fuori dalla finestra di una casa nel corso in fondo al vicolo il giorno della Processione del Corpus Domini, poi sparisce ripiegata in un armadio. Una mela cotogna con il suo profumo le fa compagnia. Benedice le uova e il ramo di ulivo e forse anche il ritratto di Garibaldi color seppia, don Giuseppe, detto “Tabacchino” perché ama il sigaro. E il sabato di Pasqua si sciolgono le campane, legate da tre giorni. Dal suono si riconoscono le chiese, le rondini sfrecciano con repentine virate intorno al campanile della chiesa della Madonna delle Grazie. Domani è Pasqua, alla mattina si mangiano le uova sode e fresche, facendo attenzione a non disperdere il guscio. A pranzo, dopo le tagliatelle fatte in casa e l’umido, la ciaccia dolce, il crostello, la ciaccia con il formaggio, il torcolo e un goccio di vin santo che sa di fumo. Sopra l’acquaio di pietra tirate a lucido, brillano le due blocchi di rame che nascondono il sonno di Kira la vecchia gatta di casa. Chissà se nel fondo di quell’armadio c’è ancora quella coperta di colore giallo? Di certo non c’è più il profumo di quella mela cotogna che le faceva compagnia.

 

 

 


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