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LUOGHI PRIVATI PER SPOSARSI: ORA C'E' UN REGOLAMENTO

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LUOGHI PRIVATI PER SPOSARSI: ORA C'E' UN REGOLAMENTO
Cooperazione
02-05-2017 -

 

Da qualche giorno un regolamento disciplina i luoghi dove a Città di Castello si possono celebrare matrimoni e unioni civili. E’ stato approvato dal consiglio comunale nell’ultima seduta di giovedì 20 aprile con il sì della maggioranza, 7 astensioni (Castello Cambia, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega Nord, Movimento Cinque Stelle) e 1 il voto contrario di Nicola Morini di Tiferno Insieme.  Nel presentare la norma, il vicesindaco e assessore alla Cultura Michele Bettarelli ha precisato come “sempre più spesso le coppie chiedono di organizzare le cerimonie nuziali in luoghi diversi dalle sale a ciò tradizionalmente preposte e la legge nazionale apre a questa possibilità. Abbiamo dunque ritenuto opportuno disciplinare le modalità del ricorso a siti diversi e di particolare interesse storico, culturale ambientale o turistico, anche di proprietà privata, perché può costituire uno stimolo per la promozione turistica e per le attività, nei settori della ricettività, della ristorazione e del terziario.

Cosa dice il regolamento. Il Regolamento disciplina le modalità di celebrazione dei matrimoni vili e delle costituzioni di unioni civili nel territorio del Comune a partire dai luoghi già a ciò preposti: oltre alla Sala del Consiglio comunale e della Giunta, sono inclusi la Pinacoteca, l’Ufficio di Stato civile di via XI Settembre e altre sedi idonee di proprietà comunale o comunque nella disponibilità del Comune. Per i luoghi di proprietà o controllo del comune è stata introdotta la precedenza cronologica delle istanze, presentabili entro un anno, su un apposito modulo e dietro ricevuta del pagamento della quota prevista. Le sale potranno essere addobbate a spese dei richiedenti ed è autorizzato l’uso di strumenti per la diffusione di musica, l’accesso o la sosta sulla base di una domanda al Comando di Polizia Municipale nelle aree circostanti. È consentito il lancio di riso o petali di fiori solo all’esterno dei palazzi comunali ma non dentro le sale. Contro il rischio di danneggiamenti il consiglio comunale ha introdotto una forma di assicurazione a copertura del rischio.  Il regolamento stabilisce anche i costi della cerimonie che non si svolgano presso l’Ufficio di Stato civile in orario di lavoro. Non ci si potrà sposare il 1 gennaio, la domenica di Pasqua e giorno successivo (lunedì dell’Angelo); il 1 maggio; il 15 agosto; il 1 novembre; il 25 e 26 dicembre. La cerimonia si potrà svolgere anche in strutture private o pubbliche, che, su delibera di Giunta e successiva convenzione, acquisiscano la denominazione di “casa comunale”. Dovranno essere situate nel territorio del comune di Città di Castello ed essere munite di un accesso per i portatori di handicap, essere agibili, possedere una consolidata ed oggettiva rilevanza storica, culturale, ambientale turistica, essere adeguate ad ospitare in via immediata la celebrazione dei matrimoni, senza necessità di autorizzazioni, nulla osta e senza dover realizzare interventi. Tali sedi dovranno essere riservate in maniera esclusiva, anche se in tempi determinati o in porzioni di edifici con utilizzi promiscui. 


Sì e no. Nel dibattito Cesare Sassolini, capogruppo di Forza Italia, si è detto “un fautore di questa apertura. Sarebbe il caso di prevedere un’assicurazione. Convenzioni molto lunghe potrebbero compromettere eventuali compravendite per il proprietario, convincendolo a rinunciare”. Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha definito “opportuno dotarsi di una cornice per regolamentare la materia. Ma esiste su tale ambito una doppia legislazione, il diritto canonico ed ecclesiastico. Esistono luoghi privati di culto, dove vengono svolti matrimoni con valore civile fatti da ministri del culto, che potrebbero essere celebrati in strutture fuori dal regolamento. Bene per i siti pubblici, dubbi per quelli privati”. “Anche questa volta parlerò in controtendenza” ha detto Nicola Morini, capogruppo di Tiferno Insieme, “la celebrazione dei matrimoni sembra sia diventata una priorità per questa Amministrazione. Voglio riportare al valore pubblicistico del matrimonio, che è un fatto di comunità. Il privato mi sembra una contraddizione con la regolamentazione del matrimonio in Pinacoteca, giustificato dagli introiti. Se estendiamo la scelta, decurtiamo la possibilità di drenare risorse da destinare al museo. In secondo luogo la matrice culturale della maggioranza è quella del socialismo egualitarista. Anche in quell’atto del matrimonio, gli sposi devono avere la pari dignità anche nei luoghi. Ma ci saranno convenzioni molto onerose altrimenti gli introiti non si creano. Dall’esproprio proletario al business is business. Non tutto è denaro e non tutte le scelte del Comune devono essere fatte per convenienze finanziarie”.  Il sindaco Luciano Bacchetta ha invitato “a non entrare nelle motivazioni private. Dobbiamo essere laici. Questo regolamento non è una moda e non è un’operazione onerosa. I matrimoni in comune sono aumentati perché costano meno che in chiesa. Nei luoghi del comune abbiamo introdotto un contributo anche per evitare la corsa al matrimonio in comune. Non è una speculazione, ma c’è un’offerta e una domanda. Dobbiamo creare le condizioni per un’accessibilità reale nei luoghi belli del comune”. Riccardo Augusto Marchetti, capogruppo della Lega Nord, ha parlato di “un regolamento ben fatto. Alcuni punti andrebbero rivisti: gestione in caso di danno e rendiconto su investimento degli introiti”. Valerio Mancini, consigliere della Lega Nord, ha dichiarato che “quando si fa un regolamento si tiene conto anche dei risvolti economici. Sono favorevole ma sarebbe opportuna una rendicontazione. Non deve essere un assalto alla diligenza, introduciamo criteri selettivi”. Nella replica Bettarelli ha precisato “Questo regolamento dà una possibilità. Il valore pubblicistico è garantito: non è il luogo che determina il rilievo pubblico né è un atto contraddittorio rispetto alla Pinacoteca. Queste convenzioni saranno onerose ma non molto onerose, nell’ordine di qualche centinaia di euro”.

 


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