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ROSE PER CHIUDERE LA POLEMICA TRA LE DONNE DEL CONSIGLIO E LIGNANI

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ROSE PER CHIUDERE LA POLEMICA TRA LE DONNE DEL CONSIGLIO E LIGNANI
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02-05-2017 -

 

Rose rosa e rosse per chiudere la polemica tra le donne del Consiglio comunale di Città di Castello e il capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Lignani Marchesani, che ieri ne ha consegnata una per ciascuna, di poco anticipato da Vittorio Massetti, consigliere del Pd, che ha accompagnato il gesto, definito “distensivo”. La vicenda era nata dalla dichiarazione di Lignani “riaprire le case chiuse come dare valvole di sfogo: anziché un mazzetto di Gratta e vinci una prestazione sessuale certificata con Irpef, gettito fiscale garantito e abbattimento di altre dipendenze”, che era stata criticata dalle donne in quanto lesiva della dignità di genere e discriminante con una mozione di censura, termine con cui ha spiegato l’assessore ai Servizi sociali Luciana Bassini nelle comunicazioni non intendevamo una mozione vera e propria ma un indirizzo di biasimo. Lei può fare qualsiasi affermazione ma ciò non significa che non possiamo replicare dato che proporre una prestazione sessuale come sfogatoio contro le dipendenze è un assunto censurabile soprattutto se pronunciato in questo luogo. Mentre lei sbracciava sui social alla ricerca di una solidarietà impossibile, noi rispondiamo pacatamente, senza bisogno di  confondere le acque, dato che sostenere che le dipendenze si combattono con prestazioni sessuali umilia le donne e anche gli uomini”.  “Quando si fanno delle dichiarazioni bisogna saper usare la lingua italiana” ha replicato Lignani Marchesani “Molte delle cofirmatarie si sono dissociate in privato. Avete parlato di mozione di censura ma non avete presentata perché era irricevibile, Sui social io non censuro, a questo ci pensa la legge. Lei non ha replicato perché non ha avuto gli strumenti. Non mi scuso delle parole: ho risposto per le rime come avrei risposto ad una persona di sesso maschile; se avessi usato i guanti bianchi, avrei discriminato una parte del consiglio comunale. Considero le elette al pari degli eletti. Scindo l’aspetto politico da quello personale. Anch’io avevo pensato alle rose ma il consigliere Massetti mi ha preceduto”. Quindi sono arrivate in aula anche le rose di Lignani, di colore rosa, a differenza di quelle di Massetti, rosse. Il consigliere Castello Cambia, Emanuela Arcaleni ha dichiarato “Ci ha invitato a parlare di altro, come se la dignità non fosse importante. La censura non era nelle nostre intenzioni. Sappiamo bene che una mozione di censura non è accettata in un contesto democratico. Siamo compatte e dissociarsi è un problema di chi l’ha fatto e non di chi ha portato avanti questo tipo di battaglie. Ma le case chiuse come valvole di sfogo e strategie di abbattimento delle dipendenze, le sembrano veramente una soluzione? Su quale base scientifica? Ha pensato alle famiglie che vivono sulla loro pelle alcolismo, tossicodipendenza, ludopatia. Nessuno ha il diritto di fondare ipotesi sullo sfruttamento del corpo sia femminile che maschile”. Riccardo Augusto Marchetti, capogruppo della Lega Nord, ha detto “di aver espresso solidarietà a Lignani Marchesani” e “di aver avuto molte adesioni alla raccolta firme che chiedeva l’abrogazione della Legge Merlin, anche a Città di Castello”. Vittorio Massetti, consigliere comunale del Pd, ha ammesso “Le donne sono state sempre le nostre schiave e le nostre serve, da poco hanno raggiunto un briciolo di parità”. Marco Gasperi, capogruppo dei Movimento Cinque stelle, ha precisato che gli “errori erano due, il primo di ordine burocratico; il secondo l’attacco personale al consigliere Lignani, che ha detto che Stato era il maggior azionista delle dipendenze, voi avete travisato e preso subito la palla al balzo. Avete usato una leva di tipo maschilista. Vergogna”. “Mi è dispiaciuto come alcune donne del consiglio comunale hanno trattato il mio amico Andrea” ha detto il capogruppo di Forza Italia Cesare Sassolini “Evidentemente non lo conoscono. Io l’ho scelto come testimone di nozze. Apriamo un dibattito su queste scelte (legge Merlin) significa non mettere la testa sotto la sabbia. Da quando non ci sono più i controlli sulle prostitute, i partners raccolgono malattie che riportano a casa. C’è un problema sanitario e di dignità”. Ursula Masciarri, consigliere del Psi, è intervenuta per dire che nel comunicato stampa “c’era un errore non esiste una mozione di censura; ci doveva essere una smentita immediata. La mia opinione a riguardo era che non mi sono sentita offesa dalle case chiuse, era solo l’accostamento di questo problema, serio, al problema delle dipendenze. Il contesto delle dichiarazioni non era adeguato”. Per Vincenzo Bucci, capogruppo di Castello Cambia, “le dipendenze hanno una crescita importante, la provocazione di Lignani non è stata accettata dalle donne anche se ognuno può avere la sua opinione. Non credo che siano i fiori che cambino le posizioni”. Giovanni Procelli, capogruppo di La Sinistra, si è detto “meravigliato di tutto questo clamore” ed ha invitato “a cominciare i lavori del consiglio”. Nicola Morini, capogruppo di Tiferno Insieme, si è detto “profondamente deluso dalle parole di Lignani e, a differenza dei consiglieri, tanta pubblicità gratuita non l’avrei consigliata; per conto del mio gruppo politico, che ha la doppia rappresentanza, riconfermo il giudizio negativo, una caduta di stile, un’offesa se la soluzione per chi vive il dramma della dipendenza è di andare alle case chiuse. Questo genera uno spiacevolissimo incidente politico, la sua proposta non è nel mio programma, da lei sottoscritto, né nel programma di Fratelli d’Italia. Torni all’Università per esprimere i suoi desideri goliardici affogandoli magari con un mazzetto di Gratta e vinci”.

 


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