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DIRITTI ALLA PROVA: STUDENTI, POLITICI, MAGISTRATI E PROFESSORI

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DIRITTI ALLA PROVA: STUDENTI, POLITICI, MAGISTRATI E PROFESSORI
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20-02-2015 -

 

“Uno stato che garantisce troppo non garantisce la qualità della democrazia” lo ha detto il sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci, intervenendo al convegno “Libertà, democrazia, sicurezza: diritti alla prova”, promosso per i ragazzi delle scuole superiori dall’Amministrazione comunale di Città di Castello alla sala degli Specchi. “Anche a fronte degli scenari che si stanno delineando a livello internazionale con la crisi in Medio Oriente e la strage di Parigi, vogliamo ripensare che cosa significa esercitare e garantire diritti per noi acquisiti come la libertà personale, la democrazia e la sicurezza” hanno spiegato gli assessori Luca Secondi e Enrico Carloni, presenti come moderatori “abbiamo invitato le scuole, perché questi temi, oltre a toccare direttamente il nostro modo di essere e sentirci cittadini, sono di estrema attualità e forniscono strumenti per capire un presente a volte molto difficile da interpretare. Ringraziamo dirigenza e professori per la sensibilità che manifestano nel partecipare agli incontri su temi di attualità che periodicamente proponiamo”. “Una deroga di troppo, un eccezione di troppo, una sanatoria o un condono di troppo”: secondo il sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci “è questo meccanismo a indebolire la percezione e la sostanza delle legalità su cui si basa la democrazia e tutti i valori che difende, tra cui certamente la sicurezza”. Citando Tangentopoli, “quando la magistratura arrestò una buona parte della classe politica”, e la falsificazione di una ricerca compiuta da un docente dell’Università di Perugia, Bocci ha ribadito l’importanza di “controlli efficaci che prevengano o fermino i comportamenti non corretti prima che si sedimentino e producano effetti. Ognuno deve fare la propria parte, senza demandare alle forze dell’ordine una gestione della sicurezza che non risolve il problema più ampio, variegato e soggettivo della legalità. “La parola decisiva è partecipazione” ha concluso il sottosegretario invitando i ragazzi a “volere bene a chi ha deciso di servire lo stato e lo fa con abnegazione e sacrificio per garantire il rispetto delle leggi, che sono fatte dal Parlamento, dove il popolo si esprime attraverso i suoi rappresentanti, chiudendo così il circuito democratico della sovranità”. Un’autolimitazione matura è quanto chiede la Repubblica al cittadino italiano dopo la Costituzione secondo il giudice del Tribunale di Perugia Daniele Cenci, per il quale “la repressione è l’estrema ratio di una società che deve in primo luogo conoscere e condividere, aderire idealmente ai valori su cui fonda lo Stato”. Ripercorrendo gli articoli più significati della parte dedicata i Diritti e doveri del cittadino, Cenci ha parlato di una “responsabilità individuale che supera le regole ottocentesche e con la Costituzione porta la nazione italiana nella modernità, dove tra i fattori di bilanciamento c’è la legge e i limiti che lo Stato si autoimpone ma c’è soprattutto l’influenza del singolo attraverso le molte e qualificanti libertà che la Costituzione tutela anche dallo stato, come nel caso della libertà personale e d’espressione dove l’azione delle forze dell’ordine è circoscritta da una serie di garanzie”. La tensione tra libertà e sicurezza è stata al centro dell’intervento Guido Sirianni, docente di Diritto Pubblico all’Università di Perugia, soprattutto in riferimento a quanto per contrastare il terrorismo internazionale si è accettato di sacrificare in America o in Israele in termini di libertà o di privacy. E se lo stato può fallire, come sta accadendo in Libia in cui un governo riconosciuto dalla comunità internazionale ed uno autoproclamato si contendono le funzioni pubbliche fondamentali, che cosa lo tiene in piedi: le leggi o la virtù dei cittadini? “Entrambe” per Sirianni che ha introdotto il grande tema della corruzione pubblica, “un fenomeno su cui la norma non può sostituire la buona coscienza e su cui il legislatore è intervenuto molto spesso, introducendo sistemi come la Trasparenza e l’Anticorruzione che cercano di rendere più conoscibile –  e più controllabile – la macchina amministrativa dello stato e i comportamenti di chi la conduce. Legalità e solidarietà hanno un valore anche se non sono prescritti perché - ha concludo Sirianni -  aiutano lo sviluppo e la crescita, chiedendo a chi si occupa della cosa pubblica di dare conto delle sue azioni e della loro efficacia”.   (Allegate foto)

 


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