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UOMO DI PARTE CON PASSIONE PER IL BENE COMUNE. A CINQUE ANNI

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UOMO DI PARTE CON PASSIONE PER IL BENE COMUNE. A CINQUE ANNI
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21-06-2015 -

 


 

 

 

 

 

 

 

Un uomo di parte con la passione del bene comune. Tanti i tifernati che nella sala del Consiglio comunale hanno voluto ricordare a cinque anni dalla scomparsa Sergio Bistoni, esponente della Dc, consigliere regionale e presidente della Cassa di Risparmio di Città di Castello.


“Lo ricordo determinato a creare le condizioni perché Palazzo Vitelli tornasse alla comunità tifernate, questo infatti fu l’argomento del nostro ultimo incontro prima che partisse per Firenze” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta, sottolineando “non solo il rapporto profondo che ebbe con la città ma la visione che aveva del suo futuro, fondato su modernizzazione e valorizzazione del  patrimonio artistico. Aveva un’idea molto chiara di cosa significava essere classe dirigente, era un uomo di parte, guidato dal concetto di bene comune. Ricordo il giorno, cinque anni fa del funerale, la commozione corale, la testimonianza di tante persone, il senso di vuoto che avvertivano. Quando accade questo significa che un uomo non è vissuto invano”.

La moglie Romanella Gentili Bistoni ha ringraziato “le istituzioni per aver organizzato la commemorazione, gli amici che sono arrivati anche da lontano e la sala gremita che è un segno di come Sergio non sia stato dimenticato”.

Tante le voci chiamate a ricordarlo, in ognuna è stato il lato umano a prevalere su quello del politico e poi del presidente, a partire dal moderatore Maurizio Ascani, al quale, dopo cinque anni continua a mancare “la telefonata del sabato mattina, quando prendevano insieme un caffè al bar e facevamo il punto sulla settimana. Quando iniziai a fare politica, mio padre mi disse che tra tutti gli attivisti di allora, qualcosa mi avrebbe insegnato un tipo che sembrava un lord inglese, lo avrei trovato sotto i cartelloni di Cinema Vittoria, dove si radunavano i democristiani. Era Sergio Bistoni, a cui mi legai non per i consigli paterni ma perché a me, giovane studente che faceva l'autostop, diede un passaggio. Allora ci parlammo per la prima volta e da allora sperimentammo il senso della parola amicizia. La sua qualità fu quella di rendere i progetti cose concrete".


Biografia. Nato a Città di Castello il 19 ottobre del 1938, frequentò il liceo classico e si laureò in Giurisprudenza all'Università di Urbino. Delegato nazionale del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana, a Roma conobbe e collaborò ad una rivista con un altro tifernate, Carlo Fuscagni. Divenne giornalista ma scelse la politica  collegandosi al gruppo di Arnaldo Forlani ed in maniera particolare con Franco Maria Malfatti, con cui mantenne sempre un'interlocuzione molto stretta. Tra i padri costituenti della Regione Umbria, di cui siederà nell’assemblea legislativa dal 1970 al 1995, Bistoni fu chiamato a presiedere l’ATP, l’azienda di promozione turistica dell’Alto Tevere. In questo periodo Città di Castello comincia a riflettere su manifestazioni di ampio respiro, capaci di proiettare il territorio su un contesto allargato. Nascono negli anni di Bistoni presidente dell’Apt, il Festival delle Nazioni, la Mostra del mobile e del Cavallo.  Notevole anche la sua attività nell’associazione “Umbri nel mondo”, che ritenne sempre un importante presidio con i connazionali all’estero e un’interessante fucina di contatti umani, economici e culturali. Alla fine degli anni Ottanta appoggia a Città di Castello la cosiddetta “giunta rosa”, coalizione, guidata dal sindaco Giuseppe Pannacci e sostenuta in consiglio da PCI e DC. Il motto scelto per la commemorazione “Per la mia Regione…sempre”, prende spunto dal discorso che pronunciò durante l’insediamento del primo consiglio regionale, consesso che frequentò fino al 1995 quando divenne presidente della Cassa di Risparmio di Città di Castello, guidando la separazione della banca dalla fondazione e battendosi perché nell’evoluzione concitata che il sistema del credito ebbe nei primi anni del 2000, il patrimonio immobiliare di pregio della Cassa tornasse alla città. Comincia con Sergio Bistoni a prendere forma l’idea della restituzione di Palazzo Vitelli alla città, il progetto di ricostituire il circuito dei palazzi Vitelli e di metterli a leva nella prospettiva di un centro per l’arte contemporanea. Quando si inizia a parlare di Città di Castello come culla del Rinascimento e della Contemporaneità, grazie al lascito di Alberto Burri, Bistoni ne è uno dei fautori.  Della sua militanza in Regione rimane particolarmente incisiva l’attività per colmare il gap infrastrutturale, soprattutto dell’Alta Umbria. In prima linea per la realizzazione di E45 e poi di e78, che riteneva preliminare a qualsiasi possibilità di sviluppo economico per Città di Castello, allora già considerato a livello di Pil, la locomotiva dell’Umbria. Sergio Bistoni muore a Firenze il 21 giugno del 2010.


Gli interventi. Il sottosegretario al Ministero degli Interni Giampiero Bocci ne ha ricordato la capacità "di prescindere dal particulare, invitando ad onorare la sua figura attraverso quel centro di arte contemporanea che aveva prefigurato con lungimiranza è amore per la sua città". Per il parlamentare Walter Verini, parlando della consuetudine reciproca sviluppata negli incontri di prima mattina all'edicola, "Sergio era un avversario ma mai un nemico. Mi piaceva il suo rigore, la sua dedizione al suo partito, alla sua regione e alla sua città. Bistoni ha avuto potere che, per quelli della sua generazione, rimase sempre un mezzo per risolvere problemi collettivi e migliorare la situazione delle persone". Alla concretezza della suo approccio e del bene generale come guida dell'azione, ha fatto riferimento l'assessore regionale Fernanda Cecchini, citando un episodio indicativo di come l'esigenza di raggiungere l'obiettivo per lui rimanesse sempre sopra appartenenze e  logiche personali, ha detto " Sergio Bistoni era convinto della necessità di fare la cosa giusta anche se a farla non era la sua parte". Antonio Gasperini, primo presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, ha ricordato “con commozione l’impegno comune per la Fondazione, quando divenne autonoma dalla Cassa con l’acquisto della Palazzina Vitelli e poi del Palazzo, che fu una sua priorità fino alla fine. Nella mia mente ho ferma una data, il 14 giugno 2010 quando lo andai a trovare all’ospedale e parlammo dei progetti in sospeso ed in particolare di come garantire l’autonomia di Città di Castello in settori cruciali come quello del credito". Alessandro Forlani, figlio di Arnaldo Forlani, ne ha parlato come un uomo “molto apprezzato da mio padre e da me. Ho avuto molto occasioni di confrontarmi con lui nella Dc e poi nell’Udc, oltre ad apprezzarne la competenza, ero colpito dalla sua gentilezza, la sua umanità si coglieva al primo contatto. Spero che iniziative come queste servano a trasmettere l’esempio della dedizione e l’impegno di questa persona”. A evocare gli anni della costruzione regionale è stato l'ex presidente della Regione Germano Marri, per il quale "la sfida era dare vita ad istituzioni che fossero aderenti alle richieste di modernizzazione e partecipazione che venivano dalla società e alle quali era sensibile anche la DC soprattutto quando nei territori ci fu maggiore margine di sperimentazione politica e programmatica". Alberto Pacifici, presidente della holding del credito a cui apparteneva anche la Cassa di Riparmio a guida Bistoni, ha ripercorso la storia della nascita di quell'organismo interregionale che lanciava un segnale rispetto al futuro del sistema del credito nazionale. Questa capacità di guardare oltre per Sergio era un atteggiamento generale. Lui fu un mio grande sostenitore e suggeritore perché intuiva lo sviluppo delle eventi. Io ho lasciato la holding quando mi hanno chiesto di distruggerla e Bistoni, quando ci lasciò, si batteva per evitare la perdita di questa autonomia". Giovanni Maria Paciullo, rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, lo ha definito un uomo "che ha vissuto per la politica e non di politica.  La politica per lui è stata una scuola, con i suoi percorsi di studio, ricerca, di progetto. La vita di Sergio si concluse nel mezzo di una braccio di ferro di cui non dobbiamo dimenticare la posta in gioco: il protagonismo dei territori”.  Aldo Potenza, esponete del Psi e consigliere regionale umbro, ha ricordato come “Quando entrai consiglio comunale negli anni Ottanta, conobbi Sergio, perchè chiese a me, di diverso schieramento, di firmare un ordine del giorno sul museo Burri. Mi chiedo anche cosa penserebbe della politica di oggi: mi avrebbe risposto con un sorriso che sarebbe stato molto eloquente sull’involuzione generale. Un tempo il sistema dei partiti sapeva colloquiare con l’opinione pubblica oggi sembrano soltanto raccoglierne il malumore”. L’imprenditore Gabrio Renzacci ha definito la commemorazione una “giornata importante per Sergio e la comunità di Città di Castello che non ha intenzione di dimenticare chi ha lavorato per questo territorio. Con lui anche dopo uno scontro potevi tornare a ragionare perché aveva l’abilità di risolvere i problemi, trovare il punto di sintesi. Anche se la sua dipartita è stata repentina e tragica, io credo che lui sia stato contento di quello che ha progettato”. Angelo Roych, esponente della Democrazia Cristiana, ha parlato del giovane Sergio Bistoni: "i temi di allora erano colonialismo, movimento di liberazione, formazione degli ideali europeisti, coesistenza pacifica, centrismo e classi lavoratrici dentro la scuola e le istituzioni. Su questi banchi di prova si formò la sua idea politica e scelse la politica come occupazione principale".  Impersonava una combinazione tra politica e tecnica secondo Pino Sbrenna, che ha condiviso con lui quindici anni di consiglio regionale: “Nessuna improvvisazione ma un lavoro di cucitura anche quando era impegnato alla Cassa di Risparmio. Ho sempre osservato con ammirazione la sua applicazione nella scrittura degli atti”. Marco Vinicio Guasticchi ha inviato un messaggio scrivendo "della sensazione di sentirlo ancora accanto a noi con la freschezza delle sue idee, l'illuminazione delle sue proposte, la lungimiranza delle sue scelte, la concretezza dei suoi interventi". Nella sua prima volta  a Città di Castello come presidente riconfermata dell’Umbria, Catiuscia Marini ha concluso la commemorazione ringraziando “di aver scelto una frase relativa al suo impegno nella costruzione della Regione come titolo dell’iniziativa. Questa sua  dimensione ha condizionato anche l’idea di sviluppo del suo territorio, basato su infrastrutture e beni artistici. La sua figura si pone al confine di una periodizzazione del regionalismo umbro, prima e dopo il ‘95: prima c’è la Regione della centralità dei partiti e a questa stagione ha partecipato anche Sergio Bistoni, contribuendo a definire le modalità con cui la Dc eserciterà un ruolo come forza di opposizione nel futuro consiglio regionale. Questa dialettica è stata feconda e non d’ostacolo all’Umbria. Non era perfetta, certo, alcune difficoltà attuali vengono da quel periodo ma la modalità di rapporto fu produttiva. L’altro aspetto è sostanziale. Credito, infrastrutture, istituzioni culturali per la valorizzazione della risorsa Umbria: tre pilastri anche per la competitività dell’oggi e che furono al centro dell’azione politica di Bistoni, con singolare visione.  Rispetto ad una generazione molto dipendente dalla comunicazione che si basa sul minuto, sull’istante della rete, c’è un insegnamento che possiamo trarre dalla figura di Sergio Bistoni: recuperare la capacità di analisi, di studio, la politica si mette al servizio del contemporaneo e del futuro”.

(Allegate foto della manifestazione)

 

 


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