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A ROMA LA PRESENTAZIONE DEL DIARIO DI PRIGIONIA DI MARIO GAMBULI - BACCHETTA: "FONDAMENTALE ESEMPIO DA TRASMETTERE AI GIOVANI"

venerdì 24 novembre 2017
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A ROMA LA PRESENTAZIONE DEL DIARIO DI PRIGIONIA DI MARIO GAMBULI - BACCHETTA: "FONDAMENTALE ESEMPIO DA TRASMETTERE AI GIOVANI"
CAmpanili
16-01-2016 -

“Tenere alto il ricordo degli eventi della storia dell’Italia e di Città di Castello degnamente rappresentati dalla vicenda di Mario Gambuli è molto importante, perché permette a tutti noi di trasmettere alle nuove generazioni i valori di democrazia, libertà e antifascismo e far capire loro che sono questi i riferimenti fondamentali che debbono permeare una società che voglia essere civile”. E’ l’indirizzo di saluto che il sindaco Luciano Bacchetta ha rivolto ai familiari, ai relatori e alla platea di 100 persone che ieri a Roma, presso la Sala del Refettorio della biblioteca della Camera dei Deputati a Palazzo San Macuto, hanno partecipato alla presentazione del libro di Mario Gambuli “I giorni delle scelte – Appunti di prigionia”, curato dalla figlia Chiara, con le note biografiche del figlio Michele, per le edizioni Petruzzi. Un’iniziativa promossa dall’onorevole Walter Verini in collaborazione con la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, che ha avuto una forte connotazione umbra per la presenza del vice presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni, dell’ex presidente di sezione del Consiglio di Stato Piergiorgio Lignani, del vice prefetto vicario di Terni Andrea Gambassi e di una comitiva di oltre 70 tifernati che ha raggiunto la Capitale per l’occasione e ha gremito la prestigiosa sede istituzionale insieme a numerose personalità romane. “E’ fondamentale lavorare perché le nuove generazioni abbiano piena consapevolezza che la democrazia e la libertà di oggi sono state garantite da persone come Mario Gambuli – ha sottolineato Bacchetta – ed è per questo che come amministrazione continueremo a promuovere questi valori nelle scuole, rinnovando questo impegno anche attraverso questo libro che ricorda la vicenda vissuta da questo nostro illustre concittadino”. Un ritorno a quella scuola dalla quale la pubblicazione presentata ieri proviene, perché proprio grazie a un progetto del 2° Circolo Didattico di Città di Castello denominato “Non perdiamo la memoria, Rosa Bella Ciao” e curato nell’anno scolastico 2013-2014 con la classe di cui faceva parte uno dei nipoti di Mario Gambuli, Angelo, dalle insegnanti Anna Mannucci e Patrizia Magi, ieri presenti, che per la prima volta alcuni brani del diario di prigionia vennero divulgati pubblicamente. Da quel momento la famiglia prese la decisione di dare alle stampe l’inedita testimonianza, che nel corso della presentazione è stata illustrata e commentata come caso emblematico della storia italiana da importanti esponenti nazionali del mondo della cultura e della ricerca storica, quali Rosanna De Longis, direttrice della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma, Lauro Rossi, vice presidente dell’Associazione Nazionale Reduci della Prigionia, Mario Tosti, presidente dell’Istituto di Storia dell’Umbria Contemporanea e docente dell’Università di Perugia, e Umberto Gentiloni Silveri, storico e docente dell’Università La Sapienza di Roma, con la moderazione del giornalista Nicola Maranesi. “Insieme alla famiglia abbiamo pensato che un’occasione del genere stesse molto bene nell’ambito delle iniziative per il 70esimo della Liberazione che sono state curate dalla Camera dei Deputati – ha spiegato l’onorevole Verini – perché ricordare persone come Mario Gambuli significa tenere viva la storia della resistenza di cui è stato parte e alla quale Città di Castello ha dato un importante apporto, ma soprattutto contribuire a fare in modo che pagine come quella del nazi-fascismo non si ripetano più in una società come quella attuale dove, purtroppo, sono molto presenti i rischi legati all’antisemitismo, al razzismo e all’odio”. Il libro, un diario di prigionia scritto nei venti mesi di internamento in 12 lager in Germania, Polonia e Austria vissuti da Mario Gambuli dopo la cattura l’8 settembre del 1943, ricostruisce la vicenda storica dei 650 mila militari italiani che scelsero la prigionia per non aderire alla Repubblica Sociale Italiana e collaborare con i nazisti. Una resistenza che oggi assurge alla stessa dignità di coloro che furono protagonisti delle lotte partigiane, di cui il libro di Gambuli è in Italia tra le testimonianze più significative e per questo ha già ricevuto l’attenzione del Museo che l’Anrp ha dedicato a Roma agli internati militari italiani. “Questo bellissimo diario è un contributo al ricordo di chi ci ha consentito di vivere in un grande Paese democratico con una coraggiosa e difficile resistenza al regime nazista – ha osservato l’onorevole Sereni – e dobbiamo ringraziare la famiglia Gambuli e la comunità di Città di Castello per aver voluto sottolineare oggi, in questa sede così importante, questa pagina di storia dell’Italia e dell’Umbria”. Attraverso letture di brani del libro che si sono alternate ai contributi dei relatori, Michele Gambuli ha portato i presenti a vivere la quotidianità della vita nei lager e la drammatica condizioni di chi non accettava di piegarsi al ricatto nazista. “Queste pagine gettano una luce sulla vicenda di resistenti per così dire strani, perché protagonisti di un’esperienza diversa da quella dei partigiani che la storia prevalentemente racconta – ha sottolineato Gambuli – il cui spessore morale, la cui intransigenza e integrità costituiscono, però, un esempio che ha una forte pregnanza nel presente che viviamo”. Con un intervento toccante e molto sentito, Chiara Gambuli ha concluso la presentazione soffermandosi sul valore della scelta che accomunò suo padre alla quasi totalità dei 650 mila militari che ebbero il suo stesso destino. “Mio padre ha sempre creduto di aver fatto solo il proprio dovere – ha detto Chiara – con l’atteggiamento di un uomo che ha compiuto quello che riteneva necessario per potersi guardare ancora nello specchio e guardare negli occhi i figli che un giorno sperava avrebbe avuto”. “Tutti noi abbiamo condiviso l’idea che rendere pubblico il suo diario sarebbe stato giusto per dare voce a questi uomini silenziosi, che sono stati protagonisti della prima resistenza contro il nazismo”, ha concluso Chiara.

 


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