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Palazzo Albizzini.
Sala 13

Grande Ferro
Grande Cretto
Cretto Nero G4

Grande Ferro
Grande Cretto La scultura dà una sensazione di dilatazione dello spazio,
dovuta in parte alla sua mole. È la prima di una serie di sculture, tutte di
considerevoli dimensioni, che Burri ha continuato a progettare e realizzare.
Anticipazioni dei cretti esistono in opere degli anni 50, come nel Bianco
del 1952 o nella Combustione Legno del 1956, ma si trattava di zone molto
delimitate all'interno di strutture di altro materiale. Ora la superficie dell'opera
risulta più o meno frammentata, a volte con una craquelure simile a quella che si
produce sui quadri ad olio per un normale essiccamento della pellicola pittorica, a volte
con fenditure profonde che mostrano lo spessore totale della materia. Il cretto non è un
procedimento affidato al caso, come si potrebbe facilmente supporre, ma guidato nelle
variazioni sia con l'uso di opportuni dosaggi del collante acrovinilico, sia calibrando
gli spessori della materia (creta, caolino, bianco di zinco) distesa sul supporto, in modo
da provocare variazioni dimensionali della trama e maggiore profondità della stessa.
Nei bianchi e neri realizzati dal 1968 al 1971 non c'è la combustione, rimangono
la plastica e i colori acrilici applicati su cellotex. Le forme si distendono e diventano
ancora più nitide ed essenziali.
Accanto alle opere di grandi dimensioni Burri realizza con le stesse materie anche opere
di piccole dimensioni.
  
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