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Palazzo Albizzini.
Sala 2

Foto Grande

Sacco
SZ1
Rosso


Foto Grande

Rosso
SZ1

Il Sacco, 1950, rappresenta l’anticipazione di quelli che saranno i veri e propri Sacchi, in quanto presenta ancora sulla trama interventi pittorici, anche se questo termine convenzionale nella pittura di Burri, d'ora in poi, non troverà più riscontri di aderenza. La tela, che da sempre era stata usata come supporto all'opera, diventa essa stessa materia pittorica: assistiamo all’introduzione di un nuovo linguaggio artistico.
In SZ1, 1949, la superficie bianca, spessa e accidentata, è percorsa da una linea continua, netta, che al suo interno comprende inserti di sacco stampato con frammenti della bandiera americana. Il sacco era di quelli che il governo statunitense, secondo il piano Marshall, aveva utilizzato per inviare aiuti alimentari all'Europa, subito dopo l'ultimo conflitto mondiale. È la prima volta che compare il motivo della bandiera americana e anticipa l’interesse per i linguaggi mediati sviluppati più tardi dalla Pop Art americana.
Si tratta di un collage, un genere artistico certo non sconosciuto a questa data: ne avevano fatto uso in precedenza i dadaisti in senso distruttivo, i simbolisti attribuendo significati nascosti, i cubisti per ribaltare le leggi prospettiche rinascimentali. Ciò che domina questa composizione in realtà non è la materia, ma la linea nera che delimita zone tradizionalmente dipinte e parti di materia e le mette in rapporto tra di loro, dimostrando che non c’è differenza tra le une e le altre, creando un ritmo serrato e continuo, equilibrato.
Dalla terza opera, Rosso, 1950, presente in questa sala, ricca di materia colorante e vibrante, emerge, come suggerimento di bassorilievo, la forma porosa di pietra pomice. Per la prima volta il rosso di cadmio, che caratterizzerà in seguito molte opere fino al 1985, è la componente essenziale del quadro, cui fanno eco altri interventi intermedi che precisano il ritmo interno dell’opera, quali il nero lucido contrapposto all'opaco e l'inserto giallo oro, elementi che entrano a far parte del linguaggio pittorico dell'artista.
Nel 1951 Burri aderirà al Manifesto del Gruppo Origine insieme a Ballocco, Capogrossi e Colla.
Il gruppo, che si scioglie dopo la prima ed unica esposizione avvenuta lo stesso anno, tende al superamento dell’Astrattismo, considerato ormai un movimento concluso.