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Sale II e III
Il gotico e il tardogotico

Foto GrandeCome nel XIII secolo, anche nel Trecento e primo Quattrocento si alternano e sovrappongono a Città di Castello presenze di opere di provenienza diversa. La stessa posizione della città nell’alta valle del Tevere, sulla frontiera fra Umbria e Toscana, e in un importante nodo viario fra l’area tirrenica e quella adriatica, favorirono una situazione di cultura artistica eclettica non essendo sorta una scuola locale dalla fisionomia delineata e di sufficiente qualità. A testimoniare l’influenza culturale esercitata dalla vicina Arezzo è la Madonna con il Bambino in trono di Spinello Aretino, databile all’ultimo decennio del XIV secolo.

Nel 1412 il senese Giorgio di Andrea di Bartolo di Fredi Battilori, insieme al maestro locale Giacomo di Michele, esegue un trittico per i canonici di S. Florido, il cui scomparto centrale, raffigurante la Madonna con il Bambino, è oggi in Pinacoteca.

Ultima importante testimonianza di cultura tardogotica è la Madonna con il Bambino in trono del muranese Antonio Vivarini, databile fra 1443 e 1446, che documenta la penetrazione dell’arte adriatica nel centro umbro. Sebbene a Città di Castello sia documentata per tutto il Quattrocento una notevole produzione orafa, anche se collegata, come del resto la pittura, alla cultura fiorentina e senese, il reliquiario di S. Andrea, giunto in Pinacoteca dalla chiesa tifernate di S. Francesco, appare di qualità troppo elevata per essere considerato opera di artisti locali. Nonostante certe difficoltà nel ricostruirne l’aspetto originale la critica è concorde nel considerare il reliquiario opera della bottega di Lorenzo Ghiberti, forse anche con interventi diretti del maestro.