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Sale VI e V
In queste due sale sono raccolti dipinti assai diversi fra loro per
qualità e provenienza, ma che hanno in comune la caratteristica di documentare ancora una
volta, e ormai con linguaggio pienamente rinascimentale, la penetrazione in Città di
Castello di opere darte estranee alla cultura umbra. Il Cristo benedicente con i
segni della Passione è una nobile tempera su tavola, la cui più antica collocazione nota
è il convento tifernate di S. Chiara delle Murate. La maggior parte della critica
lha considerata opera di un artista di cultura fiamminga e ispano-fiamminga operoso
in Italia, forse in ambiente urbinate, nella seconda metà del Quattrocento.
Certamente fiorentina è la piccola Madonna col Bambino e due angeli,
riferibile a Neri di Bicci (Firenze, 1418-1492) o alla sua bottega.
Più difficile localizzare con certezza la provenienza del cosiddetto
Stendardo della Misericordia, che presenta su una faccia appunto la Madonna della
Misericordia chiaramente e goffamente derivata dalla tavola di Piero della Francesca oggi
nel Museo di Sansepolcro, e sullaltra faccia un Crocifisso fra la Vergine e S.
Giovanni, non esente da influenze peruginesche. Lopera conobbe un suo momento di
gloria, quando il Longhi la assegnò al giovanissimo Raffaello.
Nella sala V è conservata la grande tavola con lIncoronazione
della Vergine, tipico prodotto della grande bottega di Domenico Ghirlandaio, probabilmente
eseguita essendo ancor vivo il maestro.
  
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