Note
Presentazione
Struttura
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  Auschwitz = diritti negati
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Quiete. Quiete e silenzio regnavano in quel luogo di morte, e la stessa sospensione che si può percepire dopo una cruenta e feroce battaglia. Una certa sospensione ho sentito dentro di me nel varcare il cancello d’entrata per quel mondo a parte che è rimasto muto testimone. Tra la nebbia pareva che le mura e le recinzioni di filo spinato parlassero in silenzio e, raccontando, rivivessero la loro storia. Solo mura e ferraglie sono rimaste di un grande ed empio sogno, dissoltosi nella morte. Desolazione ho sentito entrando nel campo di Birkenau, una grande distesa di recinzioni e rovine terribilmente ordinate. Ma l’aspetto più macabro ed inquietante è la ragione e la razionalità nella progettazione del campo, in particolare l’attenzione che hanno avuto i nazisti nel costruire i letti con una certa pendenza, per mantenere più alta la testa degli ebrei che non avevano cuscini. Macabro.
                                                                                         
                                                                                    Agnese Banelli
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"SE QUESTO È UN UOMO"

  • SE QUESTO È UN UOMO


  • Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case;
    Voi che trovate tornando la sera
    Il cibo caldo e visi amici:


  • Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce la pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì e per un no


  • Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d'inverno:


  • Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole:
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,


  • Coricandovi alzandovi;
    Ripetetele ai vostri figli:
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia vi impedisca,
    I vostri cari torcano il viso da voi.
  •                                         Primo Levi


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"valigie"

  • valigie
  • dei
  • deportati
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Birkenau
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Son morto che ero bambino
son morto con altri cento
passato per il camino
ed ora sono nel vento.
Ad Auschwitz c’era la neve
e il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno
e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
è strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ma ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la belva umana
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento mai si poserà.
Ancora tuona il cannone
ancora non è contento
saremo sempre a milioni
in polvere qui nel vento.

Auschwitz (Francesco Guccini)
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