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TRACCE DI MEMORIA, COMMEMORATE LE CINQUE VITTIME DI MELTINA

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TRACCE DI MEMORIA, COMMEMORATE LE CINQUE VITTIME DI MELTINA
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13-07-2017 -


Con la commemorazione dell’eccidio di Meltini si è chiuso, nel pomeriggio di ieri, martedì 12 luglio, il progetto “Tracce di memoria”, promosso da Comune di Città di Castello, dal Consiglio comunale e dall’Istituto di storia politica e sociale Venanzio Gabriotti per ricordare luoghi e vittime delle stragi civili durante il passaggio del fronte in Alto Tevere nel 1944. “Ci siamo avvicinati idealmente alla Liberazione di Città di Castello, che avvenne il 22 luglio del 1944, con un anno di anticipo rispetto alla data nazionale, attraversando un itinerario di violenza, spesso contrassegnato dal sacrificio della vita da parte di innocenti, travolti dagli eventi scomposti che precedono la disfatta” ha detto il presidente del Consiglio comunale Vincenzo Tofanelli “Fu così che morirono Domenico e Luigi Bioli, Romolo Carbini, Emilio e Giovanni Giulietti, uccisi da un eccesso di reazione delle truppe naziste in ritirata. Ma il loro martirio non è stato dimenticato. Oggi siamo qui con le famiglie che persero i loro cari e con tutti i soggetti custodi della memoria, in questi decenni di pace e democrazia , perché le dure lezioni che la storia ci ha dato continuino ad essere di monito”. Alla commemorazione presso il casolare di Meltini, lungo la strada che conduce a San Secondo, all’altezza di San Paterniano, erano presenti anche il consigliere comunale Luigi Bartolini, per l’Istituto Gabriotti Paola Milli, che ha letto la preghiera dei Caduti, l’Anpi e le associazioni combattentistiche con Pierino Monaldi, Marsilio Sinatti presidente della Società rionale Pesci d’oro e Marco Mearelli, Mario Lepri che ha ricostruito la tragica vicenda di Meltini dalle testimonianze dirette dei sopravvissuti che allora scrisse Clara Giulietti. La versione più accreditata è quella riportata anche da Alvaro Tacchini nell’Atlante della memoria (www. storia tifernate.it): era l’11 1944 luglio quando le truppe tedesche in ritirata occuparono la casa colonica di Meltini, abitato in quel momento da Emilio e Giovanni Giulietti e da i fratelli Carbini con la madre, troppo anziana per arrivare a Centoia, dove il resto della famiglia si era nascosto. La mattina successiva un boato scuote l’Alta Valle del Tevere e i tifernati scappano dal fuoco dall’artiglieria contrapposta verso il Tevere. Ma verso l’ora di pranzo, Emilio Giulietti tornò a Meltini a cercare qualcosa da mangiare. Non tornava e andò a cercarlo il fratello Giovanni ma non fece ritorno neanche lui e così Romolo, Elvio Carbini, la mamma, in una spirale che non lasciò nessuno vivo davanti alla furia dei nazisti che spararono loro, uno dopo l’aktro, a mano a mano che si avvicinavano. I corpi furono ricomposti dal letamaio, dove erano stato gettati, alcuni giorni dopo. “L’efferatezza di questo ultimo drammatico eccidio ci insegna che la follia della violenza dell’uomo contro l’uomo può annidarsi ovunque e colpire a caso. Per questo - ha concluso Tofanelli - la cultura della tolleranza e del pluralismo è l’unico antidoto alla sopraffazione. Città di Castello non dimentica i suoi concittadini caduti affinché l’Italia potesse diventare, dopo venti anni di oscurantismo autoritario , una democrazia. Spesso oggi tendiamo a vederne i difetti ed i limiti ma non dobbiamo mai dimenticare che rispetto al regime fascista fu uno spartiacque tra la dittatura e i diritti, la barbarie delle leggi razziali e la civiltà”.
(allegate foto)

 

 


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